733-2-tn_defaultLondra – I ricercatori ed i neurochirurghi pediatrici della Fondazione Policlinico Universitario Gemelli e della Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica di Roma hanno identificato diverse proteine specifiche dei tumori del cervello che colpiscono i bambini.

Questa scoperta potrà rivelarsi di grande utilità nella cura di queste malattie, oggi la seconda causa di mortalità per patologie oncologiche in età pediatrica (dopo le leucemie).

Fino ad ora, sono state identificate diverse proteine specifiche che potranno rivelarsi di grande utilità: innanzitutto le ‘emorfine’ (in particolare, VV-7 e LVV-7), proteine in grado di sopprimere le cellule tumorali e bloccarne la proliferazione. Sono state riscontrate nel liquor dei tumori della fossa cranica posteriore (soprattutto medulloblastoma e astrocitoma) dopo la rimozione del tumore, mentre la loro produzione risulta spenta quando il tumore è ancora in sede. In altri termini, il tumore provvede a bloccare la produzione di emorfine per poter crescere.

Gli scienziati stanno adesso cercando la strada per stimolare la produzione di emorfine e bloccare la crescita del tumore.
Inoltre i ricercatori dell’Università Cattolica hanno identificato la protimosina α1 e le paratimosine: tipiche del medulloblastoma (il tumore cerebrale maligno più frequente nei bambini), sono in grado di stimolare la cellula tumorale e inibirne l’apoptosi (ovvero la morte programmata), favorendo così la progressione tumorale. L’identificazione di farmaci che abbiamo queste proteine come bersaglio potrà potenziare notevolmente la cura del medulloblastoma.

Un’altra famiglia di proteine protagoniste della ricerca effettuata dall’Università Cattolica e dal Policlinico Gemelli sono le timosine-β che hanno un ruolo analogo alle precedenti ma sono state riscontrate in un tumore diverso, il craniofaringioma. Quest’ultimo, pur essendo una neoplasia biologicamente benigna, è uno dei tumori più difficili da trattare in età pediatrica per via dell’alto rischio di recidiva e di deficit visivi ed endocrinologici che il tumore stesso o l’intervento chirurgico possono produrre.

La necessità di una terapia individualizzata è quindi anche in questo caso molto sentita e la ricerca sempre più vicina a identificare le molecole da aggredire farmacologicamente.

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